Ricette della cucina umbra
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Maritozzi con il mosto  (dolci)

I maritozzi al mosto sono tipici dell'Umbria del Sud, ed in particolare delle zone del ternano.

Il mosto cotto era un dolcificante tipico di tutta l'Italia contadina e si otteneva facendo cuocere per molte ore il mosto Fresco in recipienti bassi e larghi di rame.

Con il passare del tempo il mosto cotto, squisito ma di lunga preparazione, è stato sotituito dallo zucchero.

 

Ingredienti x 4 persone:

400 g di farina
200 g di zucchero
100 g di uvetta
1 scorza di limone (solo la parte gialla)
50 g di lievito di birra
1/2 litro di mosto fresco bianco
1 bicchiere di olio extravergine di oliva
1 pizzico di sale

 

Preparazione:

Fate intiepidire due o tre cucchiaiate di mosto, ponetevi mezzo cubetto di lievito e lasciate lievitare, coperto, fino a
quando sulla superficie del lievito non compariranno delle crepe: saranno necessarie circa 2 ore.

Sciogliete in poca acqua tiepida il lievito rimasto. Mescolate farina, zucchero, uvetta, scorza di limone grattugiato, mosto e lievito ed impastate. Dovrete ottenere una pasta da pane piuttosto morbida: se l'impasto fosse eccessivamente fluido unite farina,
se fosse troppo duro, del mosto.

Lavorate bene e ricavate delle pagnottelle tonde del diametro di 5 - 6 centimetri.
Disponetele su una placca da forno unta, piuttosto distanti l'una dall'altra, coprite con un telo pulito e sul telo mettetene un'altro di tessuto lievemente impermeabile. Fate lievitare 2 - 3 ore, prima di infornare a 180°C e far cuocere per 20 - 30 minuti.

maritozzimosto.JPG

[Ricetta inviata da Walter]

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LO CHEF CONSIGLIA
Sagrantino di Montefalco docg

Il Montefalco Sagrantino Docg o Sagrantino di Montefalco Docg prendono il nome dall’omonimo vitigno da cui vengono prodotti. Coltivato da secoli sulle pendici delle colline umbre, il Sagrantino viene considerato autoctono, nonostante siano varie le ipotesi riguardanti la sua origine. Alcuni, infatti, lo ritengono di provenienza spagnola, altri credono sia stato importato dai primi frati francescani, altri ancora introdotto in Italia dai Saraceni.  Questa Docg contribuisce in larga parte ai meriti acquisiti dalla regione umbra come produttrice di vini pregiati, già conosciuti e consumati nel Rinascimento dai papi e dai governatori. La zona di produzione comprende l’intero territorio dei comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia. La resa massima di uva non deve essere superiore ad 80 quintali per ettaro di vigneto in coltura specializzata. Le operazioni di vinificazione e di invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nell’ambito territoriale dei comuni compresi nella zona di produzione. La resa massima dell’uva in vino non deve essere superiore al 65% per il “Montefalco” Sagrantino “secco” e al 45%, riferito allo stato fresco dell’uva per la tipologia “passito” le cui uve subiscono un appassimento su non inferiore ai 2 mesi. Il vino “Montefalco” Sagrantino “secco” e “passito” non possono essere immessi al consumo se non dopo aver subito un periodo d’invecchiamento di almeno trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno il “secco” , mentre per il “passito” non è previsto invecchiamento obbligatorio nel legno. I periodi d’invecchiamento decorrono dal 1° dicembre dell’anno di produzione delle uve. Il Sagrantino passito si accompagna a preparazioni dolci a pasta non lievitata, abbastanza consistenti, in particolare pasticceria da forno, crostate con marmellate di more o di altri frutti rossi.  Va bevuto come vino da meditazione o accompagnato a formaggi pecorini molto piccanti quando è invecchiato. Il Sagrantino secco invece và abbinato a grandi arrosti, cacciagione, selvaggina da pelo e formaggi a pasta dura.

 

Fonte: http://www.stradadelsagrantino.it

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