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montefalco doc (vini)Nasce dalle uve Sangiovese 60-70% e Sagrantino 10-15% con l’aggiunta di altri vitigni a bacca rossa non aromatici per un massimo del 30%. La zona di produzione comprende l’intero territorio amministrativo del comune di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia. È necessario un invecchiamento di 18 mesi, che per il RossoRiserva diventa di 30 mesi. Si produce anche un Montefalco Bianco da uve Grechetto per almeno il 50% , Trebbiano toscano per il 20-35% e possono eventualmente concorrere nella misura massima del 15% le uve di altri vitigni. Le operazioni di vinificazione e invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nell’ambito territoriale dei comuni compresi nella zona di produzione. Il Montefalco Rosso accompagna preparazioni di carni sia suine che ovine in umido, carni rosse grigliate e brasate, selvaggina, pecorini stagionati piccanti.  Fonte: http://www.stradadelsagrantino.it |
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Dieta e nutrizione - Una guida a cura di Sonia Verri. Suggerimenti per una dieta equilibrata e un'alimentazione naturale per stimolare il raggiungimento e il consolidamento di un ben-essere sia fisico che psichico.
Prodotti regionali
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crescionda (dolci)
crostini con mozzarella e acciughe (antipasti)
crostini ubriachi (dolci)
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montefalco doc (vini)
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pizza gialla di orvieto (antipasti)
prosciutto di cinghiale (Prodotti tipici)
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torta al testo (antipasti)
torta di farro (secondi di carne)
zuppa di lenticchie (zuppe)







La zona di produzione comprende, tutto o in parte, il territorio di Orvieto, Allerona, Alviano, Baschi, Castel Viscardo, Ficulle, Guardea, Montecchio, Fabbro, Montegabbione, Monteleone d'Orvieto, Porano, in provincia di Terni; Bagnoreggio, Castiglione in Teverina, Civitella d'Agliano, Graffignano, Lubriano, in provincia di Viterbo, nel Lazio. L'Orvieto è uno dei bianchi italiani più conosciuti nel mondo e da solo rappresenta circa tre quarti della produzione a denominazione di origine dell'Umbria. La tradizione vinicola dell'Orvietano ha radici antiche. Gli Etruschi avevano scavato cantine nel massiccio tufaceo, che caratterizza la zona, e nel fresco di queste grotte la fermentazione si completava solo dopo parecchi mesi, lasciando al vino un residuo zuccherino che contribuì non poco a decretarne il successo, mentre i Romani lo esportarono fin nelle Gallie. Nel Medioevo e nel Rinascimento fu uno dei vini preferiti dalla Corte pontificia (Paolo III Farnese ne era particolarmente ghiotto, Gregorio XVI volle che il suo corpo fosse lavato con questo vino prima di essere inumato); fu lodato da poeti, artisti e uomini insigni, tra cui il Pinturicchio, il quale, quando dipinse in Orvieto, pretese per contratto che gli fornissero 'tanto vino quanto fosse riuscito a berne'. Addirittura il vino ha avuto un ruolo significativo nella costruzione del Duomo di Orvieto: tra il 1347 e il 1349, i Maestri che lavoravano nella cava di Monte Piso per estrarre e sbozzare la pietra di travertino ne acquistavano periodicamente delle quantità , insieme alle ciotole e panatelle per berlo; ma ricordi più clamorosi sono quelli dei 'rumori' sollevati ad Orvieto come in altre città dalle maestranze per averne gratis delle quantità . Gli orari di lavoro infine prevedevano delle soste a metà mattina e a metà pomeriggio destinate alle bevute del 'mistu' forse acqua e vino. Oggi predomina la versione secca, ma continua la tradizione della produzione di Orvieto abboccato, amabile e dolce. Alcuni produttori della zona classica ne elaborano eccellenti versioni da uve sovramature attaccate dalla muffa nobile, la Botrytis cinerea, che gli conferisce caratteri unici di concentrazione ed eleganza. Nelle matt
inate di autunno, generalmente, si forma una fitta nebbia che favorisce lo sviluppo sui grappoli di questa muffa particolare che si nutre dell'acqua contenuta nella polpa degli acini e che dilata i pori della buccia senza romperla, provocando così l'evaporazione quando i grappoli si riscaldano ai raggi del sole. I mosti che si ottengono sono quindi molto zuccherini, ricchi di glicerina che conferisce al vino una particolare 'untuosità ', con concentrazione di tutti i componenti aromatici. La raccolta di queste uve avviene con molto ritardo ed è eseguita in più tempi successivi, al fine di ottenere il completo verificarsi del fenomeno. Circa la metà del raccolto va a scomparire sotto forma di acqua evaporata, ma la qualità vuole i suoi sacrifici. Nell'ambito della zona di produzione della denominazione di origine sono due i principali tipi di terreno presenti, di cui uno di origine vulcanica derivato da lave e tufi l'altro di origine sedimentaria formato da ciottoli e sabbie plioceniche o da argille plioceniche. Nel secondo tipo di terreno, insieme con le sabbie e i ciottoli si trovano spesso interessanti sedimenti fossili.